La cornice teorica di riferimento è la Psicoterapia cognitiva che si sviluppa a partire dagli anni ’60 con due terapeuti di formazione psicanalitica: Aaron Beck (1967) e Albert Ellis (1962), i quali mettono a punto un metodo clinico che poi diventerà la Terapia Cognitiva (TC). Si tratta, dunque, di una terapia che nasce direttamente dalla pratica clinica come metodo di cura, in particolare come cura della depressione e dei disturbi d’ansia.

La Terapia Cognitiva si basa sul principio che esista un legame tra gli eventi che accadono nell'ambiente, pensieri ed emozioni. I disturbi emotivi sarebbero il risultato  dei "significati personali" che la persona attribuisce alle sue esperienze passate  di vita  e che adesso influenzano in maniera automatica e stabile, il modo con cui interpreta gli eventi del presente, producendo stati emotivi che portano a sofferenza psicologica.

“Una paziente, ad esempio, temeva di annoiare il terapeuta perché riteneva di non aver cose interessanti da dire e si aspettava infine di essere abbandonata da lui. La paziente produceva questi stessi pensieri nella maggior parte delle situazioni relazionali per lei importanti: temeva di annoiare gli altri, riteneva di essere poco interessante e prevedeva di essere rifiutata. Questo, viene chiamato “schema cognitivo”, poiché porta ad interpretare situazioni diverse in modo uguale, pertanto distorce la realtà e  inoltre provoca sofferenza emotiva”.

La Psicoterapia Cognitiva pone l'accento sul rendere la persona consapevole della genesi dei propri pensieri e di come questi la ostacolino nell'esprimere se stessa e nel causarle sofferenza, al fine di creare una strada sicura e prevedibile, lungo la quale operare il cambiamento. 


Perdighe C. & Mancini F. (a cura di), Elementi di Psicoterapia Cognitiva. Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2013.

Semerari A., Storia, teorie e tecniche della psicoterapia cognitiva. Laterza, Bari, 2012.